Diva al naturale

È diventata una vera diva essendo se stessa, il puro esempio di forza nella coerenza dell’essere e del fare.

Una donna che negli anni Cinquanta non aveva caratteristiche che rientrassero nei canoni della bellezza dell’epoca, dove le dive erano donne formose e curvilinee, sensuali, appariscenti e provocanti, come Marilyn Monroe e Sophia Loren.

E così, senza preavviso, arriva nel mondo del cinema una donna, alta, esile, discreta, fresca, leggera, senza pretese. Una donna che in realtà sognava di essere una ballerina.

Una donna che si distingueva dalle altre.

Una donna fuori dal comune.

La sua professione: La Diva.

La sua natura: Antidiva. 

AUDREY HEPBURN

Nata a Bruxelles nel 1929, sua madre era un’aristocratica, il padre che adorava la abbandonò quando aveva 6 anni e quando ne aveva dieci scoppiò la guerra. Ma lei ha sempre sognato. 

Sua madre era severa e precisa, il che gli ha insegnato a fare una cosa alla volta, ma bene. 

Non ha mai superato l’abbandono di suo padre e sebbene il mondo la amasse, lei andava alla ricerca di quel mancato amore, amore che alla fine è riuscita a trasmettere a tutti quelli che la circondavano, soprattutto ai suoi figli, ma anche ai suoi cari bambini dell’Africa e del mondo. 

Nonostante abbia sofferto la fame e molte carenze durante la guerra, ha sempre saputo trarne il meglio. Come quando recitava di nascosto e il pubblico non poteva applaudire per non farsi sentire dai soldati, per lei quello era il suo miglior pubblico! 

Era una persona calma, ma piena di spirito ed energia.

Non aveva quello che si credeva ci volesse per essere famosa, figuriamoci una diva, ma aveva il tratto più potente che si potesse avere, l’autenticità. E con essa ha cambiato i canoni, stravolgendo gli stereotipi di bellezza, taglie e volumi, rompendo gli schemi della moda, dello stile e dei costumi, rivoluzionando il mondo del Jet Set e diventando un’icona di stile, eleganza e umanità. 

Tutto quello che era già.

Una donna che ha vissuto con autenticità e umanità.

Una donna di autentica eleganza.

Si è sempre meravigliata di quanto fosse privilegiata e di come sia finita a fare l’attrice quando non si riteneva davvero tale. Non pensava di poter recitare, si considerava identificata con il personaggio da interpretare, dava gran parte del merito agli abiti che indossava, diceva che grazie ad essi riusciva ad immedesimarsi nel ruolo, facendola subito immergere nel personaggio; comprendendo attraverso i tessuti, le forme e gli accessori come si sarebbe sentito il personaggio e di conseguenza i suoi atteggiamenti e movimenti.

Preferiva interpretare ruoli veri, naturali, senza trasformazioni che la facessero sembrare diversa, senza mai diventare un’altra persona. In tutti i suo personaggi c’è lei, che in tutta sincerità interpreta quel ruolo.

Hepburn è considerata, dall’American Film Institute, la terza più grande star nella storia del cinema. È una delle diciassette persone al mondo che sono EGOT, acronimo per Emmy, Grammy, Oscar e Tony, i premi più importanti per la televisione, la musica, il cinema e il teatro.

Nel film Vacanze Romane, cambia il look tagliandosi radicalmente i capelli, fino all’allora non famoso Pixie Cut; era un taglio troppo leggero, poco sexy, poco feminile, non era un taglio da diva Hollywoodiana, ma Audrey non lo era comunque, lo è diventata senza volerlo, senza nemmeno rendersene conto.

Senza volerlo è diventata un modello di stile.

Senza volerlo, divenne allora e per sempre una bellezza ammirata da tutti. 

Perché la sua era una bellezza soprattutto interiore.

Perché la sua meraviglia era la sua umanità.

Perché lei non viveva per la fama o il riconoscimento.

Perché ha vissuto ogni momento, con la freschezza del vero valore del presente. 

Lei viveva.

Sapeva come godersi il suo lavoro e, sebbene vedesse la miseria nel mondo e avesse vissuto lei stessa nella scarsità, non condannava né sopravvalutava la vita di lusso, la viveva con apprezzamento, gioia e dignità.

Credeva nel valore dell’impegno e della professionalità. 

Ha capito i suoi limiti e li ha trasformati nella sua forza.

Dava importanza al peso delle sue parole.

Si faceva sentire, anche senza parlare.

Non vedeva difficoltà, ma ostacoli da superare con leggerezza.

Si meravigliava ad ogni passo.

Sapeva ricevere, ma ancor di più dare, dare con tutta la sua attenzione e presenza.

Sospende la sua carriera per trascorrere del tempo di qualità con i suoi figli. Successivamente si rende conto del potere che la sua notorietà potrebbe avere come portavoce dei bambini bisognosi. Diventa così ambasciatrice dell’UNESCO, dedicando dagli anni Ottanta fino alla sua morte, la vita ai bambini per aiutarli ad avere una realtà dignitosa. 

Ha sempre fatto quello che si sentiva di fare, sfidando se stessa e confidando che il buon senso dei suoi obiettivi l’avrebbe guidata sulla strada da prendere.

Una donna con i piedi per terra e la testa sulle spalle.

Una donna non solo coerente con se stessa ma con l’umanità nella sua bellezza più pura. 

Una donna che confida nell’animo umano, capace di fare del bene per il bene collettivo.

Una donna che rimane magica nel tempo perché ha saputo ascoltarsi e seguire il suo istinto più profondo.

Una donna ammirata da tutti: uomini, donne, critici e colleghi, perché la sua bellezza era così eterea e congruente che era luce. 

Luce che come una stella continua a brillare indipendentemente dal tempo e dalla distanza.

Audrey Hepburn c’è e ci sarà sempre, perché la verità è vita, e lei ha saputo essere vera.

SOFIA OCHOA M.

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